“Il punto G” dei libri. Paolo Zardi

ZardiQualche anno fa mi è capitato di leggere una bellissima biografia di Montaigne, il filosofo francese che, nel sedicesimo secolo, inventò in qualche modo l’uomo moderno. La sua vita era stata piena di mille impegni: sindaco di Bordeaux, consigliere del re, ambasciatore di Francia, valente uomo d’affari.

Nella sua tenuta, però, proprio vicino al palazzo in cui viveva con la famiglia, si era fatto costruire una piccola torre dove, ogni volta che poteva, si rifugiava per rimanere un po’ con se stesso – gli faceva compagnia solo una gatta, che ogni tanto fa capolino nei celebri Essays del suo padrone. Montaigne chiamava quella stanza piena di libri il retrobottega. Cinquecento anni dopo, mi è capitato di entrare nella cantina della casa natale di mia moglie, un antro scuro e polveroso pieno di seghe, pialle, morse, chiodi, martelli e barattoli di vernice, dove, nel tempo libero, mio suocero si divertiva a grattare vecchi mobili, sistemare sedie traballanti, lucidare imposte mangiate dal sole…

Il mio retrobottega, la mia cantina, il mio giardino dietro casa, si trova nelle carrozze di seconda classe delle Frecce che collegano Padova con Milano o Padova con Roma, nei regionali un po’ scalcagnati che vanno e tornano da Trieste. Ho iniziato a scrivere per riempire l’eternità di quei viaggi, e l’ho fatto per così tanto tempo, e con una tale costanza, che a un certo punto le due attività – viaggiare e scrivere – sono diventate indissolubili. Molto prima di me l’aveva capito, e raccontato, Bruce Chatwin nel meraviglioso “Le vie dei canti”.

Ma scrivere, come sanno quasi tutti quelli che dedicano il loro tempo alla più solitaria delle attività, è, prima di tutto, un modo diverso di guardare il mondo. Al lavoro, a casa, in un negozio di pentole, a pranzo da amici, sotto la doccia, non smetto mai di pensare alle mie storie, il cui nocciolo assomiglia allo stecco di legno attorno al quale si accumula lo zucchero filato: ieri Alice, una bambina in carne e ossa, saltava la corda in un salotto dove ero capitato per caso, e oggi Lucia, una bambina fatta solo di parole, salta la corda in un salotto un po’ angusto che ho costruito dalle parti di Milano, durante i miei ultimi viaggi. Scrivere è l’atto conclusivo di un processo che occupa tutto il  mio tempo. Quando non viaggio, prendono forma le storie, i personaggi, i dettagli; quando il treno finalmente si mette in moto, inizia la paziente attività di trascrizione. Se i viaggi si fanno troppo frequenti, se passa troppo poco tempo tra una partenza e l’altra, arrivo impreparato al mio appuntamento con la pagina bianca, e ci rinuncio.

A volte penso che non mi dispiacerebbe riuscire a scrivere a casa – ad esempio in cucina, con il bollitore del tè che fischia, i vetri appannati, le fusa di uno dei miei tre gatti accoccolato sulle mie gambe, o alla scrivania di uno dei miei figli, mentre loro giocano in salotto con la Wii… Ci ho provato, qualche volta, ma poi ho sempre trovato qualcosa di meglio da fare. Scrivere è bello, ma vivere è più divertente.

La lunghezza dei viaggi determina il risultato. Un racconto breve si scrive in un’andata e ritorno in giornata tra Padova e Milano; un racconto lungo richiede almeno due Padova-Roma con alcune sessioni sulla tratta Roma Termini-Fiumicino. I regionali veneti sono perfetti per l’editing, e soprattutto, per motivi che non mi so spiegare, per aggiungere un po’ di sano squallore alle mie storie. Un romanzo produce quasi mille punti del Carta Freccia.

Tutti gli scrittori sognano di riuscire a scrivere, prima o poi, un romanzo di mille pagine. Lo faccio anch’io, ogni tanto; e quando mi deciderò a intraprendere questa avventura, so bene che il primo passo sarà comprare un biglietto andata e ritorno da Mosca a Vladivostok.

 

Paolo Zardi, ha esordito nel 2008 con un racconto nell’antologia Giovani cosmetici (Sartorio). Ha pubblicato le raccolte di racconti Antropometria (Neo Edizioni, 2010) e Il giorno che diventammo umani (Neo Edizioni, 2013), spingendo molti a definirlo il miglior scrittore italiano di racconti vivente. Suoi il romanzo La felicità esiste (Alet, 2012) e il romanzo breve Il Signor Bovary (Intermezzi, 2014).  Cura il seguitissimo blog grafemi.wordpress.com. Con XXI Secolo (Neo edizioni, 2015) arriva finalista al Premio Strega.

 

 

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